Ogni anno, di questo periodo, ci si domanda per il Rione se abbia ancora senso l’Ottobrata Monticiana. I nostalgici dichiarano che era più bella prima, quando si faceva in “piazzetta”  con i tavoli di legno e le sedie che si portavano da casa, quando  il vino scorreva e le salsicce alla brace riempivano l’aria di fumo, con il cantante di stornelli che terminava alticcio tanto quanto la platea, con un “Barcarolo” intonato in coro, quando per l’occasione ci si metteva l’abito buono e ci si conosceva un po’ tutti.

Chi se ne era andato dal Rione  tornava per l’Ottobrata con l’occhio lucido, narrando “che però ora aveva l’ascensore”, magari con figli al seguito, che  recalcitranti  salutavano a mezza bocca, gioviali matrone ingioiellate per l’occasione e alticci signori che immancabilmente tra un pizzicotto sulla guancia e una pacca sulla schiena prorompevano in un  “ammappa quanto sei cresciuto..che fai? Lavori? Studi? O sai è morto…”.

Vorrei dire ai “nostalgici” che  l’Ottobrata come è oggi,  è un raro esempio di  fusione tra il come eravamo e il come siamo. E’ vero che ormai vengono tante persone che non sono del Rione e che magari non sono nemmeno di Roma, ma il senso c’è, eccome. Roma sta perdendo la propria identità, si sta trasformando in un “televisore sempre acceso”,  il suo centro storico rischia di diventare un “non luogo” svuotato della propria identità. Dove il tempo viene fagocitato da un continuo divenire,  i momenti per la riflessione e, quindi, per la conoscenza sono esclusi.

Tutti ci siamo incantati nella narrazione di Roma nel film “La grande bellezza”, ma quella era una rappresentazione onirica. La bellezza per essere percepita ha bisogno dell’ascolto attraverso l’anima.  Del pieno e del vuoto del silenzio e, sopratutto, si ha bisogno di codici di lettura. Questi codici vengono stravolti quotidianamente dalla perdita di punti di riferimento. Dove prima c’era una bottega artigiana adesso c’è l’ennesimo venditore di souvenir, dove abitava tizio c’è un B&B  e così via. Cosa ce ne facciamo di tanta bellezza se perdiamo l’anima?

Noi abbiamo la fortuna di vivere in un Rione, il Primo Rione, dove si respira la storia di Roma perché ne è il perno. Dove tutti i segmenti si uniscono,  la rappresentazione della Storia di Roma è qui, a Monti. Tra questi vicoli, dove ha avuto i natali Giulio Cesare, è passato di tutto e hanno convissuto realtà opposte, il povero/la prostituta/il ricco/ il ladro/il santo, con un principio di eguaglianza dato dall’appartenenza ad un Rione. Qui è Roma. Qui c’è sempre stato e continua in maniera inconscia a perpetuarsi il modello antico di giurisprudenza romano, quello inclusivo. La politica romana antica, faceva diventare cittadini romani gli “stranieri” a differenza di quanto facevano anglosassoni o i francesi. Chi viene a vivere qui è incluso. Rimane tuttavia sempre un filo sottile di differenza tra i non-nativi e i  Monticiani DOC.

I Monticiani lo sanno e lo sentono profondamente e ne sono orgogliosi: la differenza sta  nella memoria. Il monticiano è generoso  e condivide questa memoria. L’ Ottobrata, la processione della Madonna dei Monti e quella di San Giuseppe, sono pezzi di storia da custodire gelosamente. Tutti noi siamo chiamati a difendere l’identità di un luogo speciale qual è Monti. Il tempo non può essere fermato, ma tutti noi, monticiani nativi e  acquisiti, abbiamo il dovere di preservare l’identità del Rione, attraverso la conservazione di tradizioni e sopratutto attraverso una valorizzazione della bellezza unica dei luoghi che però diventano un nulla senza le persone.

Per questo ringraziamo il I Municipio01 Centro Storico per aver averci permesso di ritornare in piazza a celebrare una nuova edizione dell’Ottobrata Monticiana tra tradizione e innovazione.

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